Penelope: nata in casa con mamma e papà

Penelope: nata in casa con mamma e papà

Vi voglio raccontare una storia meravigliosa, non una fiaba, forse una favola.

Si conclude – ma come??? siamo già al finale???!!!???… ebbene sì, a volte si inizia dall’epilogo per arrivare in seguito all’origine – giovedì 3 maggio, 3 minuti dopo la mezzanotte, quando il firmamento aveva già aperto il sipario e le stelle eran già tutte uscite, ma si sa, ce n’è sempre una piccolina che fa capolino per la prima volta sul palcoscenico, ecco che per lei l’entrata è stata a spettacolo già abbozzato. All’inizio del nuovo giorno è arrivata lei, Penelope, piccola donna uscita dal mio grembo, ove per 9 mesi è stata cullata, ma da sempre dal mio cuore è stata desiderata.

Un miracolo, ve lo posso garantire: il divino si è fatto umano per me quella notte.

Per farvi un po’ sorridere, vi dirò che mercoledì 2 maggio (per me il mercoledì è sempre stato il giorno faticoso della settimana, dominato da un Mercurio che mi gioca scherzetti, mi fa improvvisate nelle relazioni con le persone, non manca occasione per rompere le uova nel paniere, insomma, se deve accadere qualcosa, un patatrac, un momento di kaos, è di mercoledì…) la sottoscritta ha fatto l’inverosimile:

  • lavato il garage di casa
  • fatto le pulizie domestiche
  • preparato il pranzo
  • camminato per 2 ore sul Monte della Croce (colline di Sossano) con Perù
  • stirato
  • preparato la cena
  • lavato e piastrato i capelli

Insomma, mi son preparata il nido, come fanno le mamme degli animali quando allestiscono il luogo della nascita per i loro cuccioli: ahhhhhhh l’istinto animale, che gran cosa!

Per dare una pennellata di magia a questo quadro, ci tengo a tratteggiarvi la parte poetica della giornata, quel contatto con il soprannaturale a cui si giunge quando si è nel pieno della consapevolezza di sé, quando ci si abbandona alla propria pancia, si ascolta il cuore, si lascia stare la testa.

Ho iniziato, infatti, la giornata sdraiata a letto, ascoltando la “Meditazione del cuore” e il “Gayatri Mantra”, musiche meditative del Corso Clown – che ricordi impagabili quelle mattine a Sant’Urbano, baciati dal primo sole…viva dottor BRST!!! sempre sia lodato! – assopendomi e facendo lavorare il subconscio verso lidi che non so di preciso dove fossero, so solo che mi sono risvegliata con una grande pace interiore e con un sorriso allargato in viso che mi pervadeva tutto il corpo, da capo a piedi, e penetrava fin fondo al cuore.

Altro passaggio propizio della giornata durante la camminata, mentre pensavo un po’ contrariata al fatto che il maschietto che mi sembrava di sentire dentro il pancione avrebbe dovuto nascere secondo il mio sentire assolutamente tra il 26 e il 30 aprile… mannaggia, quando io penso intensamente una cosa e mi torna in mente sempre uguale per molto tempo, di solito si avvera, invece questa… E se dovessi andare oltre termine con la gravidanza? E se dovessi esser ricoverata in ospedale? Nooooooo, che sconfitta al percorso fatto fin qui…uffffffff! depressione! E invece ecco la folgorazione, proprio scendendo dal sentiero verso casa: stai a vedere che invece di Sebastiano, arriva…?????? …eh sì, dev’esser femmina se già sa quel che vuole!!!

Ultima nota sullo spartito della giornata perfetta, ho iniziato a rileggere proprio quel giorno “Il Piccolo Principe”, uno dei miei testi preferiti – insieme ad altri milioni, ma quanto bello è leggere??? – perché volevo raccontare al mio pancione una bella storia, volevo far vibrare la mia voce sulle parole di Saint-Exupéry perché riscaldassero di emozioni quel piccolo corpicino dentro il liquido amniotico.

Insomma, ecco che le contrazioni partono dalle 17 del pomeriggio, ma in forma ancora blanda, ancora sotto controllo, intanto sento Elisa, la mia amica ostetrica che ha seguito la mia gravidanza e che mi accompagnerà durante il parto in casa: molto bene, ci stiamo preparando al grande evento. E così stiro, pulisco, apparecchio e sparecchio, sotto gli occhi di Diego che: “Come va? Cambiato qualcosa?” “No amore, tutto ancora tranquillo, ci stiamo preparando. Speremo ben…”.

A capelli lavati e stirati ritorno sul letto e proseguo nella lettura, siamo al capitolo in cui il Piccolo Principe fa il giro dei pianeti e conosce un sacco di personaggi bizzarri, intanto comincio a segnare sul quaderno il ritmo delle contrazioni e, tra un capitolo e l’altro, sento sempre la mia amica ostetrica: “Bene bene, buono, quasi sicuramente si andrà a domani, ma stiamo a vedere come prosegue”.

Intanto io vado sù e giù per la casa, Diego davanti alla tv che mi guarda e anche se non parla le sue domande si sentono forte eccome, io lo guardo, sorrido e dico: “Tutto bene amore, tutto sotto controllo, vediamo come va”. E via di infuso, mi faccio quello che dovrebbe servire per il travaglio perché mi dico “secondo me meglio berlo ora, sennò metti che poi me ne dimentico…in fondo è un po’ di camomilla”. Ritorno in camera da letto.

Diego spegne la tv e sale, non resiste più, non mi ha più visto scendere nell’ultimo quarto d’ora e vuole vedermi. “Amore, tutto bene? ti vedo un po’ sofferente…” mi chiede con voce sommessa e gli occhi azzurri che vogliono dire molto di più. “Mi fa un po’ più male, ma ho sentito Elisa, dice che sta per partire per venire a visitarmi, così stiam più tranquille entrambe”.

Di lì in poi 20 minuti di pura follia. Si susseguono attimi concitati in cui il dolore sale all’improvviso, si fa sentire in modo impetuoso anche se per breve tempo, ma che sembra eterno per un marito impanicato di fronte al dolore di sua moglie. Per fortuna che la lucidità mi ha sempre assistito, per cui: “Diego, prepara le lenzuola sul letto. Prendi i teli per il bambino. Tira fuori tutto il materiale che abbiamo preparato”. In due minuti tutto pronto, intanto io dal bagno caccio il primo urlo, lui accorre da me, chiama l’ostetrica, mi massaggia, mi chiede cosa può fare: “Elisa, qua la situazione si mette male! Dove sei?”. “Son per strada, sto arrivando!”. Altro urlo, mi tolgo con foga gli occhiali di dosso e li scaravento a terra. Elisa è ancora al telefono con Diego: ”Portala subito sul letto, il bambino sta per nascere! Portala sul letto!”. Io non so che fare, forse una doccia, ma mi aggrappo a Diego, andiamo. Nei tre metri bagno-camera si rompono le acque, tengo una mano sotto, sento che sta per arrivare, mi metto sul letto a carponi: primo premito, ho la testina in mano, secondo premito, il corpicino sguscia fuori sopra le lenzuola. Diego mi guarda esterrefatto e felice: “L’è nato! Mettiti giù, sdraiati che ti metto il bambino sul petto e lo copro”. Diego chiama Eli e me la passa: “Tutto bene, il piccolo ha fatto un vagito, ora respira, muove le sue braccine verso di me, risale lentissimamente il petto, verso il seno”. “Bene, buon segno. Arrivo!”.

Ecco cos’è il miracolo della Vita: un papà all’inizio ostile al parto in casa, ma che per Amore mi lascia seguire l’istinto e intraprendere il percorso per una nascita consapevole, tanto che alla fine si chiude magicamente il cerchio supportandomi nel mettere al mondo nostra figlia.

Diego chiama le nostre famiglie: “È nato! È nato!”, mentre dall’altra parte del telefono si chiedono “Maschio???”. Eh già, perché le nonne sapevano il sesso del nascituro, che noi invece ci siamo riservati come sorpresa delle sorprese, tant’è che in quei momenti emozionati non avevamo nemmeno guardato se maschio o femmina, importante che respirasse la vita.

Diego mi chiede: “Amore come ti senti? “Bene! Andrei a far una camminata!”.

E poi arriva la prima ambulanza, precedentemente allertata.

Arriva Elisa.

Arriva pure la seconda ambulanza: l’intero quartiere è sveglio, cosa sarà successo???

Io, di sopra a letto, me la rido di gran gusto, tra infermieri increduli e l’ostetrica che, arrivata, scoppia in un: “Ale, c…o! Solo ti te me podevi far questo! Ma xè possibile?”.

Un racconto comico-poetico questo qui, com’è nel mio stile, tutto per dirvi che Madre Natura sistema ogni cosa, da’ tutte le risposte alle nostre domande, dissipa i nostri dubbi, ci fa sentire pienamente vivi, se la si lascia fare. Io ci credo fermamente… a patto che Madre Natura venga rispettata!

Qualcuno sentendo il racconto di questo travaglio da Guiness dei Primati ha esclamato: “Che culo! Neanche al terzo figlio…”, ma questi non sa che le cose non accadono mai per caso! Dal mio punto di vista, solo chi si arrende al fluire quotidiano, chi si lascia abbattere dagli eventi – che a volte, lo so bene, mettono a dura prova i nostri ideali e il nostro vivere – ma anche chi non si impegna, chi non ha voglia, chi non crede, chi ha perso la meraviglia e la capacità di guardare con occhi di bambino… solo questo tipo di persone può pensare e illudersi che il destino sia un’onda da subire, magari ostile ai nostri piani, e non un mare da veleggiare! E allora li capisco quando sbottano in “Tutte a me capitano” o “Sempre agli altri la fortuna” o “Càpita! Amen! la prossima volta…”. E se non ci fosse una prossima volta?

Duro impegnarsi, mettersi in discussione, affrontare i propri spettri (e tutti ne abbiamo armadi pieni in egual misura, solo che alcuni ogni tanto li puliscono, fan le pulizie di primavera e allora caccian fuori quello che non va più bene).

La nascita di Penelope è stata per me un dono alla fine di un percorso in salita, fatto di molte tappe, non semplice, per nulla scontato o immaginabile nei suoi dettagli prima di intraprenderlo. Ebbene, ho capito che la consapevolezza di sé da’ grandi frutti, anche se il prezzo da pagare può sembrare alto e richiede di saper affrontare il rischio di trovarsi a faccia a faccia con i propri limiti, le proprie paure, temendo di venirne travolti. Ecco perché questa nascita è stata anche la mia rinascita, ed è andata così non per caso, ma perché intensamente voluta, desiderata.

Mi sento in cuore tanti grazie, per tante persone che han contribuito al mio Cammino sin qui.

Grazie ad Elisa, perché senza di lei non avremmo mai scelto il parto in casa e non avremmo vissuto attimi così speciali che ci hanno cambiato la vita: è stata la nostra esperienza di coppia e di individui più intensa e speciale!

Grazie a Milena, per il Cammino interiore attraverso lo psicodramma, viaggio assolutamente profondo, intenso, doloroso, di rinascita.

Grazie ai Dottor Clown, a cui devo un cammino condiviso strepitoso, unico: sappiate che Penelope sa già a memoria tutte le mosse karate-zen e i pezzi del Macbeth appresi (in pancia) con il maestro LaVallée, per non parlare delle improvvisazioni di buffoni e pantomima.

Grazie ai Raggi di Pace, a padre Mario Zarantonello, a padre Luciano Bicego, all’Africa e al Brasile, perché credo fortemente in ciò che facciamo, non arriveremmo a capo di nessun progetto se ciascuno di noi non ci credesse fermamente e non si sporcasse la mani.

Grazie ai bambini del Doposcuola e alle mie colleghe, in pochi mesi mi avete fatto scoprire una parte bellissima di me stessa, è costata fatica, ci sono stati momenti duri, ma mi avete sempre dato moltissimo amore, anche quando era “Ti odio maestra!”.

Grazie alla mia famiglia, è da lì che io arrivo e lì mi sento accolta ogni volta che vi faccio ritorno!

Grazie a mio marito Diego, se io son la chioma della nostra famiglia, lui è le solide radici e Penelope ne è il primo frutto, pegno del nostro amore sigillato davanti a Dio.

Grazie a tutti i miei Amici, tutti voi che leggete, perché per me siete un dono davvero molto prezioso, insostituibile, arricchente. Anche quando ci si allontana, anche quando ci si arrabbia, nulla può far venir meno il sentimento e gli insegnamenti che porto con me, che han lasciato segni sulla mia pelle, facendomi crescere e dandomi un senso in continua mutazione. Siete tanti, siete meravigliosi e ognuno di voi dimora in un angolo del mio cuore, a ognuno di voi sono legata da ricordi ed emozioni impagabili, ognuno mi ha insegnato qualcosa, mi ha fatto cambiare.

Penelope, figlia del mondo, grazie di averci scelti!

“Dio mi ha fatto nascere perché voleva partorire un senso” (F. DE ANDRÉ)

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